Connecting the Dots – Il Blog di Sara Borghi

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Buon pomeriggio!

Finalmente mi godo il day-off e la cosa buffa è che sto postando seduta sul divano di casa di Colin (il mio capo nonchè proprietario del Sutor), e assieme stiamo guardando il super match di Wimbledon : Federer vs Nadal.

Lui a dire il vero sta progettando il menu per la prossima settimana (a grandi linee…in realtà in base al pesce fresco che arriva al porto durante la settimana  apporta numerosi variazioni…e anche il base al suo umore devo dire=) ) .

La cosa che maggiormente mi affascina dei piatti proposti dal Sutor e che sono nel contempo assolutamente appetitosi (anzi,direi goduriosi=) )  e ricchi pur avendo un apporto calorico assolutamente moderato.  

Io personalmente sono sempre stata attratta da cibi che spesso presentano la prima caratteristica, ma sono assai latenti nella seconda (insomma…sappiamo tutti che le lasagne non sono esattamente light…). Diciamo la verità, più il cibo che mangiamo è gustoso, più lo apprezziamo, e più lo apprezziamo, più soddisfatti ci sentiamo una volta che si è piazzato sul fondo del nostro stomaco…=)

Credo che Colin con la sua cucina si sia reso conto di un piccolo trucco che sta dietro a questa equazione…e che sicuramente contribuisce a portargli clienti: il cervello umano è strutturato in modo tale (sin dalle origini presumo…) da indurci a ingerire grandi quantità di cibo, e, nello specifico, di calorie (pensate alle epoche passate, quando il rischio di carestie era dietro l’angolo) . Ora, dal momento che un cucchiaio pieno di Nutella ci tiene in vita più a lungo rispetto a uno pieno di Vitasnella,viene naturale sviluppare una preferenza per la prima tipologia di nutrimento (“leggermente” più denso e pesante…) o no? =)

Esistono a mio avviso alcune carattersitiche di base nel cibo che ci portano automaticamente ad etichettarlo come “altamente calorico”: la consistenza cremosa, il sapore complesso, l’abbondante presenza di spezie (se non siete d’accordo vi prego di iniziare il dibattito…=) ).  Questo processo psicologico credo sia stato colto da Colin e reiterpretato in tutti suoi piatti: molti ad esempio sono a base di yogurt biologico (ultra cremoso…ma calorico direi proprio no…) e varie salse speziate (fra cui la teriyaki, che io adoro…), contenenti fibre ma pochissimi grassi.

Dal momento che il cervello non sempre è in grado di identificare tali differenze, perchè non trarne vantaggio per offrire ai clienti piatti sì genuini, ma che consentano anche di vederli alzarsi da tavola davvero felici e “calorizzati”?

Baci =)

Written by saraboargs

luglio 6, 2008 a 4:25 pm

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